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di Riccardo Cenci

Tokamak Asdex Upgrade Interior 2, Max Planck IPP, Garching, 2009/2011 Interno del Tokamak Asdex Upgrade 2, Istituto Max Planck di Fisica del Plasma C-print © Thomas Struth

Tokamak Asdex Upgrade Interior 2, Max Planck IPP, Garching, 2009/2011
Interno del Tokamak Asdex Upgrade 2, Istituto Max Planck di Fisica del Plasma
C-print
© Thomas Struth

Riflettere sulle mutazioni del paesaggio industriale e sulle accelerazioni imposte dal progresso tecnologico significa indagare le nuove coordinate spazio temporali nelle quali ci troviamo immersi, seguendo l’evoluzione socio-economica del mondo in cui viviamo.

La frammentazione estrema che caratterizza la cultura postmoderna in tutte le sue forme colpisce inevitabilmente le dinamiche produttive. Se è indubbio che i processi industriali influiscono profondamente sulla società e sui modi di vita, certo è che i differenti livelli di sviluppo riscontrabili sul nostro pianeta evocano scenari oltremodo differenti.

Su questo interessante tema si basa una mostra allestita al MAST di Bologna dal titolo Industria, oggi. Ventiquattro i fotografi e gli artisti presenti, scelti dal curatore Urs Stahel, i quali svolgono la propria ricerca in questo ambito peculiare, affrontandolo da diversi punti di vista.

Mitch Epstein Gavin coal power plant, Cheshire, Ohio, from American Power, 2003/2015 Stabilimento a carbone di Gavin, Cheshire, Ohio, from American Power,  C-print 144 x 116,5 cm  © Mitch Epstein, Courtesy Yancey Richardson Gallery, New York

Mitch Epstein
Gavin coal power plant, Cheshire, Ohio, from American Power, 2003/2015
Stabilimento a carbone di Gavin, Cheshire, Ohio, from American Power,
C-print
144 x 116,5 cm
© Mitch Epstein, Courtesy Yancey Richardson Gallery, New York

La storia per immagini degli stabilimenti industriali è andata avanti in maniera abbastanza omogenea fino agli anni Settanta, grazie anche all’impegno delle aziende stesse, committenti di reportage in grado di testimoniare lo svolgimento del lavoro e il funzionamento dei macchinari. Lavori sovente sostenuti da un ottimismo di fondo riguardo il progresso, salvo poi rivelare diversi lati oscuri, come la schiavitù imposta dalle macchine sull’uomo. La grande rivoluzione tecnologica successiva ha generato una parcellizzazione estrema ed una minore attenzione nei confronti della documentazione fotografica. In un panorama tanto variegato anche il lavoro dell’artista diviene più complesso.

Edward Burtynsky Shipbreaking #10, Chittagong, Bangladesh, 2000 Demolizione di navi #10 Digital C-print 157,5 ×132CM © Edward Burtynsky, courtesy Nicholas Metivier Gallery, Toronto/Gallerie Springer, Berlin

Edward Burtynsky
Shipbreaking #10, Chittagong, Bangladesh, 2000
Demolizione di navi #10
Digital C-print
157,5 ×132CM
© Edward Burtynsky, courtesy Nicholas Metivier Gallery, Toronto/Gallerie Springer, Berlin

Ed Burtynsky si concentra ad esempio sui luoghi nei quali vengono dismesse e riciclate le grandi navi da carico. Relitti agonizzano sulle spiagge come carcasse di misteriosi cetacei. L’Occidente invia le proprie navi verso le lontane sponde dell’Oriente, senza curarsi affatto delle conseguenze ambientali che questo comporta e della salute dei lavoratori. I Paesi in via di sviluppo non risultano attrezzati nella gestione dei rifiuti tossici presenti nei relitti. Dal canto loro i Paesi ricchi esportano materiali inquinanti senza pagare alcuna conseguenza, in una dinamica di sfruttamento che rischia di compromettere gli equilibri planetari.

Se in Europa l’industria va di pari passo con la ricerca, l’elefantiaca crescita dei Paesi in via di sviluppo genera mostri che contribuiscono in maniera pesante al deterioramento dell’ambiente. Si va avanti imperterriti innalzando il vessillo dello sviluppo ad ogni costo, senza curarsi delle conseguenze. Artisti da sempre sensibili nei confronti dell’elemento umano, come Sebastião Salgado, ci ricordano che in molti luoghi del mondo si produce ancora sfruttando allo stremo la forza lavoro.

Vera Lutter Battersea Power Station, II, July 3, 2004 Centrale elettrica di Battersea, II, 3 luglio, 2004                               Unique silver gelatin print 192 x 427 cm  © Vera Lutter, Courtesy of the artist , New York

Vera Lutter
Battersea Power Station, II, July 3, 2004
Centrale elettrica di Battersea, II, 3 luglio, 2004
Unique silver gelatin print
192 x 427 cm
© Vera Lutter, Courtesy of the artist , New York

Dal canto suo l’Europa sfoggia stabilimenti futuribili, ambienti nei quali i processi produttivi vengono allestiti come pièce teatrali. Immagini apparentemente idilliache che trasformano la fabbrica in uno spazio espositivo orientato verso il marketing e la vendita. Luoghi apparentemente perfetti, come quelli dove si fabbricano le Ferrari, ma anche asettici e agghiaccianti, totalmente privi di presenze umane.

Alcuni artisti, come Carlo Valsecchi, fotografano impianti quasi fossero sculture contemporanee, dando rilievo all’aspetto estetico della produzione. Altri, come Vera Lutter, paiono insistere sul gigantismo opprimente delle strutture industriali.

Jim Goldberg Vlad #1 (silo boy), Ukraine, from the series Open See, 2006 Vlad #1 (ragazzo nel silo), Ucraina, dalla serie Open See  Dye diffusion transfer print and ink 152,5 x 122 cm © Jim Goldberg, Courtesy of the artist and Pace/MacGill Gallery, New York

Jim Goldberg
Vlad #1 (silo boy), Ukraine, from the series Open See, 2006
Vlad #1 (ragazzo nel silo), Ucraina, dalla serie Open See
Dye diffusion transfer print and ink
152,5 x 122 cm
© Jim Goldberg, Courtesy of the artist and Pace/MacGill Gallery, New York

A completare la mostra le proiezioni del documentario “…Stromness…”, realizzato nel 2005 da Simon Faithfull, e del film “The forgotten space”, nel quale gli autori Allan Sekula e Noël Burch riflettono sui rischi del trasporto per mare tramite containers, un’opera volta a sensibilizzare le coscienze riguardo questa pericolosa fonte di inquinamento, vincitrice del Premio Speciale della Giuria Orizzonti alla Biennale del Cinema di Venezia nel 2010.

 

Brian Griffin Jonnie Turpie, Digital Director, Maverick Television, Birmingham, England, 2003/2013 Jonnie Turpie, Digital Director, Società di produzione Maverick Television, Birmingham, Inghilterra Pigment print 53 x 63 cm © Brian Griffin

Brian Griffin
Jonnie Turpie, Digital Director, Maverick Television, Birmingham, England, 2003/2013
Jonnie Turpie, Digital Director, Società di produzione Maverick Television, Birmingham, Inghilterra
Pigment print
53 x 63 cm
© Brian Griffin

 

Industria, oggi

MAST – Bologna

14 maggio – 6 settembre 2015

Orari: martedì-domenica 10.00 – 19.00

Ingresso gratuito

Ufficio stampa: Lucia Crespi

www.mast.org


Articolo inserito in Cultura e Spettacolo


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