Infouil

di Nazzareno Brunozzi

dom helder câmara« Quando io do da mangiare a un povero, tutti mi chiamano santo. Ma quando chiedo perché i poveri non hanno cibo, allora tutti mi chiamano comunista. » (Don Hélder Pessoa Câmara).

Il 16 novembre 1965, pochi giorni prima della chiusura del Concilio Vaticano II, una quarantina di padri conciliari hanno celebrato una Eucaristia nelle catacombe di Domitilla, a Roma, chiedendo fedeltà allo Spirito di Gesù.

Dopo questa celebrazione, firmarono il Patto delle Catacombe. I firmatari si impegnavano a vivere in povertà, a rinunciare a tutti i simboli o ai privilegi del potere e a mettere i poveri al centro del loro ministero pastorale. Il testo ebbe una forte influenza sulla Teologia della Liberazione, che sarebbe sorta negli anni seguenti.

Uno dei firmatari e propositori del Patto fu don Hélder Pessoa Câmara.

                                           Testo del Patto delle Catacombe

« Noi, vescovi riuniti nel Concilio Vaticano II, illuminati sulle mancanze della nostra vita di povertà secondo il Vangelo; sollecitati vicendevolmente ad una iniziativa nella quale ognuno di noi vorrebbe evitare la singolarità e la presunzione; in unione con tutti i nostri Fratelli nell’Episcopato, contando soprattutto sulla grazia e la forza di Nostro Signore Gesù Cristo, sulla preghiera dei fedeli e dei sacerdoti della nostre rispettive diocesi; ponendoci col pensiero e la preghiera davanti alla Trinità, alla Chiesa di Cristo e davanti ai sacerdoti e ai fedeli della nostre diocesi; nell’umiltà e nella coscienza della nostra debolezza, ma anche con tutta la determinazione e tutta la forza di cui Dio vuole farci grazia, ci impegniamo a quanto segue:

– Cercheremo di vivere come vive ordinariamente la nostra popolazione per quanto riguarda l’abitazione, l’alimentazione, i mezzi di locomozione e tutto il resto che da qui discende.

– Rinunciamo per sempre all’apparenza e alla realtà della ricchezza, specialmente negli abiti (stoffe ricche, colori sgargianti), nelle insegne di materia preziosa (questi segni devono essere effettivamente evangelici). Né oro né argento. Non possederemo a nostro nome beni immobili, né mobili, né conto in banca, ecc.; e, se fosse necessario averne il possesso, metteremo tutto a nome della diocesi o di opere sociali o caritative.

– Tutte le volte che sarà possibile, affideremo la gestione finanziaria e materiale nella nostra diocesi ad una commissione di laici competenti e consapevoli del loro ruolo apostolico, al fine di essere, noi, meno amministratori e più pastori e apostoli. – Rifiutiamo di essere chiamati, oralmente o per scritto, con nomi e titoli che significano grandezza e potere (Eminenza, Eccellenza, Monsignore…). Preferiamo essere chiamati con il nome evangelico di Padre.

– Nel nostro comportamento, nelle nostre relazioni sociali, eviteremo quello che può sembrare un conferimento di privilegi, priorità, o anche di una qualsiasi preferenza, ai ricchi e ai potenti (es. banchetti offerti o accettati, nei servizi religiosi).

– Eviteremo ugualmente di incentivare o adulare la vanità di chicchessia, con l’occhio a ricompense o a sollecitare doni o per qualsiasi altra ragione. Inviteremo i nostri fedeli a considerare i loro doni come una partecipazione normale al culto, all’apostolato e all’azione sociale.

– Daremo tutto quanto è necessario del nostro tempo, riflessione, cuore, mezzi, ecc., al servizio apostolico e pastorale delle persone e dei gruppi laboriosi ed economicamente deboli e poco sviluppati, senza che questo pregiudichi le altre persone e gruppi della diocesi. Sosterremo i laici, i religiosi, i diaconi o i sacerdoti che il Signore chiama ad evangelizzare i poveri e gli operai condividendo la vita operaia e il lavoro.

– Consci delle esigenze della giustizia e della carità, e delle loro mutue relazioni, cercheremo di trasformare le opere di “beneficenza” in opere sociali fondate sulla carità e sulla giustizia, che tengano conto di tutti e di tutte le esigenze, come un umile servizio agli organismi pubblici competenti.

– Opereremo in modo che i responsabili del nostro governo e dei nostri servizi pubblici decidano e attuino leggi, strutture e istituzioni sociali necessarie alla giustizia, all’uguaglianza e allo sviluppo armonico e totale dell’uomo tutto in tutti gli uomini, e, da qui, all’avvento di un altro ordine sociale, nuovo, degno dei figli dell’uomo e dei figli di Dio.

– Poiché la collegialità dei vescovi trova la sua più evangelica realizzazione nel farsi carico comune delle moltitudini umane in stato di miseria fisica, culturale e morale – due terzi dell’umanità – ci impegniamo: – a contribuire, nella misura dei nostri mezzi, a investimenti urgenti di episcopati di nazioni povere;

– a richiedere insieme agli organismi internazionali, ma testimoniando il Vangelo come ha fatto Paolo VI all’Onu, l’adozione di strutture economiche e culturali che non fabbrichino più nazioni proletarie in un mondo sempre più ricco che però non permette alle masse povere di uscire dalla loro miseria.

– Ci impegniamo a condividere, nella carità pastorale, la nostra vita con i nostri fratelli in Cristo, sacerdoti, religiosi e laici, perché il nostro ministero costituisca un vero servizio; così: – ci sforzeremo di “rivedere la nostra vita” con loro; – formeremo collaboratori che siano più animatori secondo lo spirito che capi secondo il mondo; – cercheremo di essere il più umanamente presenti, accoglienti…; – saremo aperti a tutti, qualsiasi sia la loro religione.

Tornati alle nostre rispettive diocesi, faremo conoscere ai fedeli delle nostre diocesi la nostra risoluzione, pregandoli di aiutarci con la loro comprensione, il loro aiuto e le loro preghiere.

Aiutaci Dio ad essere fedeli. »

Dalle dichiarazioni fatte, dallo stile di vita e dal nome scelto, Francesco, ho la convinzione che anche il Papa ha nel cuore il Patto delle Catacombe, e  sta cercando di trasformare la Chiesa secondo le promesse di quel Patto.

Quanto tempo ci vorrà è difficile saperlo, ma l’importante è che sia iniziato questo cammino di trasformazione.

Auspico che coloro che fanno politica, impresa e sindacato, siano influenzati da quanto scritto nel Patto delle Catacombe, e che mettano come cardini delle loro future scelte onestà, altruismo, morale, servizio, lungimiranza e di credere sempre che è possibile cambiare il mondo anche semplicemente credendo e lottando per farlo.

Soprattutto essere l’esempio vivente per gli altri, una vita vissuta secondo le promesse, le regole  e gli stili di sobrietà onestà ed altruismo e di servizio verso gli altri è la cosa più utile per il cambiamento del mondo.

Essere poveri non è il peggiore dei mali, affamare e far soffrire i deboli, questo è il male peggiore” non sono parole mie e forse non sono proprio state dette in questo modo. Due grandi della Chiesa, Francesco e Clareno, espressero questo concetto.

                                             Ogni tanto anche io credo un po’  meno.

                                               Ogni tanto anche io perdo la speranza.

                                  Ogni tanto anche io cedo alle lusinghe e alle tentazioni.

                                 Ogni tanto anche io cedo alla rabbia o alla rassegnazione.

                                              Ogni tanto anche io non sono l’esempio.

Poi basta sentire le parole di un GIUSTO, ricordare qualche esempio di vita, leggere qualche brano di San Francesco o di Clareno, ricordarsi della vita di Celestino V e del suo “Rifiuto” o semplicemente ammirare la grandezza della natura che ci circonda e tutto torna a posto.

E’ un ottimo rimedio, ve lo consiglio.


Articolo inserito in Notizie dal territorio


2 Risposte a “Il Patto delle Catacombe per una Chiesa nuova!”

  1. Nazzareno Brunozzi scrive:

    Un grande PAPA (come qui avevo previsto),
    punta il dito contro lo spreco e la distruzione delle risorse della natura, invitandoci ad amarla e rispettarla (come San Francesco), e punta il dito contro lo strapotere delle banche e del mondo della finanza che affamano popoli e nazioni (paragonabile alla lotta contro i ricchi fatta da Clareno), un Papa che mi piace e che seguirò sempre, qui una lettura di questo:
    http://www.ilsussidiario.net/News/Cronaca/2015/6/19/ENCICLICA-LAUDATO-SI-Francesco-ci-dona-lo-sguardo-del-primo-giorno-/618463/

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