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L’ineluttabilità delle scelte

13, febbraio, 2012 ( 478 visite )

 

di Gerardo Romano

In questi giorni assistiamo ad un tentativo di rendere l’Italia un paese normale.

Ma chi lo vuole un paese normale? Lo dovrebbero volere quelli che l’attuale sistema sfavorisce: i giovani, i disoccupati, i lavoratori dipendenti.  Ma costoro sono piu portati ad una contestazione ideologica che alla pretesa di regole certe che garantiscano equità ed eguaglianza. Diciamo subito eguaglianza formale.

Molti invece hanno la conspevolezza che un cambiamento potrebbe mettere in discussione la loro posizione attuale: le mafie, gli speculatori, le varie corporazioni. Perchè non pagare le tasse dovute e’ una condizione che finora ha garantito la possibilita di buoni guadagni ed un tenore di vita agiato.

Non vogliamo criminalizzare  categorie di cittadini, sarebbe sciocco prima che sbagliato. Il fatto è che le regole fiscali sono costruite per essere eluse, dove dai cittadini italiani chi infrange la regole del vivere sociale non è soggetto al biasimo.

Non è che i lavoratori dipendenti siano piú civili, semplicemente non hanno la possibilità di evadere, o ne hanno molto meno. Così come il mal funzionamento della giustizia, sia essa civile o penale, rende il nostro paese inaffidabile.

Una giustizia lenta, troppo lenta di fatto lascia indifeso il cittadino onesto; così come il problema della sicurezza, come insegnava Amendola, è un fenomeno che colpisce prima la povera gente. É necessario che tutti paghino le tasse, che lo Stato abbia il controllo del territorio combattendo le mafie ed il sistema di potere, anche politico, correlato, avere garanzia della mobilità sociale, premiare chi fa impresa. Soprattutto i sistemi di rappresentanza sono in crisi perchè troppo spesso specchio della nostra inciviltà.

Per questo il Governo deve aver il coraggio delle scelte ma deve essere consapevole delle priorità. E non perchè non deve essere riformato il mercato del lavoro: da parte nostra è negli atti congressuali l’ esigenza di ridurre drasticamente il numero dei contratti, ridurre la precarietà aumentando il costo del lavoro cd flessibile, garantire l’equità del patto intergenarazionale del sistema previdenziale.

Ma allora perchè insistere sull’art.18? Dobbiamo dire la verità: non vi è alcuna esigenza di efficenza ma solo di adeguamento alla normativa europea. Ma se questo è il problema, dobbiamo avere il coraggio di puntare su un welfare europeo, una regolamentazione del lavoro europeo, un controllo del territorio coerente alla legalità europea.

Un welfare europeo che si può modificare ma non stravolgere, elemento di civiltà che ha caratterizzato il nostro mondo e che non riteniamo debba assumere a modello quello statunitense.


1 Risposta a “L’ineluttabilità delle scelte”

  1. Nazzareno Brunozzi scrive:

    Confesso, ho letto solo ora l’articolo. Sono al 100% in sintonia in quanto vi è scritto, del resto conosco chi lo ha scritto ed ho una grandissima stima di Lui. Vorrei che molte altre persone che lavorano nel sindacato o per il sindacato, anzi, meglio in tutti i sindacati, chiedessero a gran voce le stesse cose. E’ ormai ora che si dica che i furbi sono la rovina degli onesti, da qualsiasi parte essi siano. E’ ora di chiedere che i corrotti ed i collusi vengano mandati via, da qualsiasi parte essi siano. E’ ora che si pretenda che tutti paghino le tasse, che tutti denuncino i propri redditi, basta con le furbate e con le leggi e leggine che permettono questo (leggi condoni di qualsivoglia tipo). Servono soldi per il rilancio dell’industria, sono d’accordo, ma basta alle fabbriche costruite in mezzo al niente e mai entrate in funzione, servite solo a far arricchire i furbi di turno creando false speranze in tanta gente che vedeva in esse un lavoro ed un futuro che però non è arrivato (pensate ai 60.000 miliardi di lire spesi per il dopo terremoto in Irpinia ed ai molti sciacalli che hanno fatto sparire quei soldi)! Serve una crescita culturale di tutto il popolo italiano, non stringete più la mano e non salutate più chi sapete essere evasore. Non andate più a comprare nei negozi dove non vi danno lo scontrino fiscale, esigete sempre le fatture, poi, dato che l’America fa chic, chiediamo che venga messo in essere anche in Italia il sistema fiscale americano. E’ strana questa cosa, noi “amiamo” tutto dell’America, dal mac-donald alla coca cola e poi ci scordiamo dell’unica cosa che veramente dovremmo importare: il sistema fiscale americano che permette a chi paga le tasse di risparmiare molto e di scoprire subito chi le tasse le evade. Per loro, in America, sono “augelli senza zucchero” detti anche in altro modo ma per rispetto di chi leggerà non traduco. Un grande disse:<>, sono passati tantissimi anni, ma gli italiani sono sempre rimasti divisi. Divisi si, ma tra furbi e chi vorrebbe fare il furbo, ma non può. Cresciamo, iniziando a rispettare anche chi è in fila, non parcheggiando in seconda fila, pagando i biglietti nei mezzi pubblici e piano piano faremo una bella Italia e gli italiani.

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