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L’Europa affonda in una “guerra” senza missili

17, gennaio, 2012 ( 2.816 visite )

 

di Gianni Di Noia

Cari amici, eccomi qui, torno a scrivere dopo un po’ di silenzio, non perché non ci fosse nulla da raccontare ma perché ciò che in queste settimane è successo sarebbe stato difficile da spiegare con quel taglio di leggerezza e di ironia che ho cercato in passato di utilizzare per rendere comprensibile ciò che comprensibile non era.

Ma gli avvenimenti di questi giorni sono troppo importanti per essere tralasciati.

Se fossi uno scrittore di romanzi thriller potrei raccontarvi del sogno di un’Europa unita nato settant’anni fa tra le tranquille stradine di un isolotto del Mediterraneo da un gruppo di uomini al confino nell’isola di Ventotene.

Sogno morto venerdì 13 gennaio davanti alle tranquille ma gelide acque di un’altra isola italiana, certificato dall’affondamento di una nave che nel nome ricorda quell’unità europea rimasta solo sulla carta e che nella struttura portava il nome dei paesi che quel sogno europeo dovevano costruire.

L’isola è l’isola del Giglio, la nave si chiamava Concordia e nella sua imponenza aveva 13 ponti che portavano i nomi di 13 paesi appartenenti a quell’unione europea che sta veramente affondando nella realtà (vedi pag. 170 e 171 del catalogo Costa Crociere 2012: (http://www.costacruisesasia.com/b2c/PAO/ebrochure2012/index.html#/171/zoomed ).

E ancora altri collegamenti e simbolismi da far accapponare la pelle potrebbero essere osservati e raccontati.

Purtroppo non è un romanzo di Dan Brown, ma è dura realtà, perché sono morte delle persone, ma specialmente perché nelle stesse ore altri avvenimenti sono accaduti che potrebbero avere effetti più drammatici.

E certi collegamenti non è detto siano casuali.

L’agenzia di rating Standard & Poor’s come aveva preannunciato già un mese fa, ha abbassato il rating di diversi paesi europei tra cui l’Italia portando il giudizio di affidabilità del nostro paese al livello BBB+. Cosa significa? Sarebbe lungo da spiegare tecnicamente, in pratica significa che al prossimo giudizio negativo sul paese con relativo  abbassamento di rating, i nostri titoli di stato verranno considerati strumenti di investimento con grado di rischio medio alto.

Con quale effetti reali nella nostra vita quotidiana? Diversi, ad esempio i fondi di investimento, i fondi pensione, i fondi assicurativi potrebbero essere costretti a vendere tutti i titoli di stato italiani in portafoglio, con conseguenti crolli del valore dei titoli; i privati risparmiatori che in banca hanno dichiarato di avere un profilo di rischio basso si vedrebbero impedito l’acquisto di titoli di stato italiani.

Una situazione del genere moltiplicata per tutti quei paesi che avranno i rating abbassati, renderebbe inutili le manovre finanziarie fin qui realizzate da tutti i paesi europei coinvolti, costringerebbe i governi a realizzarne altre ancora più pesanti e costringerebbe la Banca Centrale Europea ad emettere i famosi Eurobond per finanziare il debito pubblico italiano e degli altri paesi in crisi, cosa che sarebbe probabilmente possibile solo se si arrivasse all’Unione Europea non solo monetaria ma anche politica, in pratica niente più ministro delle finanze italiano, francese, portoghese, ma ministro delle finanze europeo, completando quel trasferimento di sovranità da parte che avevamo già preannunciato.

E se non si riuscisse a completare l’opera il rischio di un disfacimento dell’Unione Europea diventerebbe realtà col ritorno alle monete locali…

Ma l’Italia sta così messa male? NO! E allora come spiegare la mossa di Standard & Poor’s? Vogliamo definirlo un atto di guerra? Una guerra mondiale iniziata cinque anni fa, una guerra combattuta senza missili e bombardieri ma utilizzando strumenti finanziari come armi. Una guerra che cambierà gli assetti delle nazioni come sempre succede
quando le guerre finiscono.

Dico una guerra perché durante una guerra si sospende la democrazia affidando le decisioni ai generali, e qui in Italia qualcosa di simile è accaduto, c’è un governo tecnico invece dei generali, ma nella sostanza… Dico che è una guerra perché la sequenza di mosse e contromosse di governi europei ed agenzie di rating non consente più di parlare di coincidenze, ma di prove. Perché è difficile immaginare indipendente un’agenzia di rating che considera il nostro debito pubblico un problema grave e quello del suo paese che ad agosto sembrava in default un problema insignificante (Stati Uniti?).

E il silenzio della Cina? E… Ma che razza di guerra è? Non sembra una guerra classica con due parti in conflitto una contro l’altra, per spiegarla vi faccio un esempio che credo sia più efficace: avete mai giocato a Risiko? Quante sono le
parti in conflitto? Più di due! E chi vince la partita a Risiko? Chi conquista più continenti? No! Vince chi raggiunge il suo obiettivo nascosto!

E allora provate a mettere in campo i diversi protagonisti (Stati Uniti, Cina, Russia, singoli paesi europei, Unione Europea, ecc.), provate ad immaginare i diversi obiettivi che ciascun giocatore potrebbe avere, e forse la matassa inizia a sbrogliarsi.

Tutto questo può risultare difficile da capire, difficile da accettare. Qualcuno si sarà pure stufato di leggere solo brutte notizie, qualcun’altro penserà che sia diventato matto. Chi mi conosce sa quanta cautela ho avuto in questi anni nell’immaginare certi scenari, purtroppo molte delle valutazioni fatte si sono avverate, e mi dispiace vedere come in molti pur apprezzando lo sforzo di studio e di comprensione della crisi, continuano ad attuare scelte concrete che non tengono in nessuna considerazione i ragionamenti proposti, scelte che spesso hanno avuto un costo economico importante.

Ora siamo giunti alla battaglia finale, all’attacco di Standard & Poor’s ai rating dei paesi europei ed al fondo salva stati europeo, vedremo come risponderà l’Unione Europea (a fine mese è già previsto il Consiglio Europeo). O sarà risposta forte (Stati Uniti d’Europa o qualcosa di simile) o non sarà più Unione Europea.

In ogni caso ci saranno delle contromosse delle agenzie di rating e degli altri partecipanti a questo gigantesco Risiko reale. Non parliamo di anni, parliamo di giorni, settimane.

Tra pochi mesi avremo comunque una realtà diversa, per noi potrebbe essere Europa veramente unita (ma quale forma di Europa?) oppure potrebbe essere la fine dell’Europa con tutta una serie di avvenimenti che comunque vada incideranno nella vita di tutti noi.

Sapremo molto presto se l’affondamento della Costa Concordia è stato il segnale dell’inizio della battaglia finale o il
segno premonitore della fine di un Europa nata male. Tutto questo solo perché chi ha modo, voglia e possibilità di
comprendere la realtà della situazione possa trasformare con o senza il mio aiuto queste considerazioni in scelte concrete operative a protezione dei propri risparmi, dei propri beni, dei propri averi.

Se invece qualcuno ci vede un po’ di follia, ma ha continuato a leggermi fino alla fine, vorrà dire che nella peggiore delle ipotesi un futuro da scrittore di romanzi potrei sempre averlo. A presto


2 Risposte a “L’Europa affonda in una “guerra” senza missili”

  1. MondOccupy scrive:

    Leggo questa esposizione e la trovo ineccepibile, “concordo” pienamente, soprattutto l’esempio con il gioco di società (appunto, di questa società malata)… L’unica cosa che mi trova in disaccordo, è la penultima frase: “trasformare queste considerazioni in scelte concrete operative a protezione dei propri risparmi, dei propri beni, dei propri averi”.
    E’ ciò che si aspettano i “giocatori”, lavorano come esperti psicologi su questo aspetto materialistico umano, che porterà sempre a dividere, come sta accadendo anche ora…
    Non sarebbe ora di lasciare il gioco infantile diventato pericoloso e crescere? E ricordarsi che siamo innanzitutto ESSERI UMANI? Loro giocano a Risiko, e voi a Monopoli, ma a vincere saranno sempre loro.

  2. Nazzareno Brunozzi scrive:

    Caro Gianni, eccomi di nuovo a postare un commento ad un Tuo articolo, o viceversa sei Tu a commentare qualcosa che scrivo io, ed allora mi viene da chiedere se è il caso di scrivere per persone che forse preferiscono continuare a credere alle stronzate che dicono i potenti di turno: siano essi politici, sindacalisti, o professoroni! Tanto tempo della nostra vita lo passiamo a studiare, per capire e poi scriviamo per aiutare anche altri a capire, ma se questi preferiscono NON capire, il nostro lavoro è tempo perso! Io preferisco dedicare il mio tempo a chi ha voglia di capire per cambiare, non so che farmene degli apprezzamenti di chi elogia quello che dico o scrivo e poi continua a vivere esattamente come faceva prima, è un chiaro segno che il mio lavoro non è servito ad una minchia di niente. Per fortuna la crisi però inizia a farsi sentire veramente e la gente incomincia ad incazzarsi. Dopo i paesi dell’Africa del nord, le prime manifestazioni si vedono anche in SICILIA e CALABRIA ed amici con i quali sono in contatto mi dicono che anche il fiero popolo ABBRUZZESE inizia a mobilitarsi per bene ed allora ho preso la mia decisione, dopo questo commento al Tuo articolo, anziché studiare e scrivere, tutto il mio tempo lo dedicherò a protestare manifestando. Si, è arrivato il momento di scendere in strada e farsi vedere e sentire, in maniera pacifica e democratica finché sarà possibile, ma se proveranno a fare un’altra volta lo scherzo del 15 ottobre allora significherà che la DEMOCRAZIA in questo paese non c’è più e contro le dittature si può solo combattere magari con i FORCONI.
    Con stima ed amicizia Nazzareno.

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