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di Gerardo Romano (Coordinatore Generale UilPa – Enti Pubblici e Privati)
Tutti concordano sulla necessita di cambiare. Tutti concordano che le regole vanno cambiate. Tutti concordano che vanno trovate nuove forme di partecipazione alla vita sociale.
Se questo e’ vero sara’ necessario che ognuno sia disponibile al cambiamento, sappia rinunciare alle proprie certezze, sappia fare proposte di cambiamento.
Se sul piano politico riterrei opportuno aprire una vera fase costituente, che si muova dentro un nuovo contesto europeo, sul piano sindacale dobbiamo avere il coraggio di immaginare un modello diverso che garantisca maggiore efficenza: il sindacato piu’ forte e partecipato d’ Europa e’ quello che garantisce peggio le retribuzioni dei lavoratori dipendenti, e’ quello che consente che l’ 80% del gettito fiscale sia garantito da lavoratori dipendenti e pensionati.
E’ ragionevole che le maggiori energie del sindacato siano spese nel confronto tra le varie organizzazioni?
Una concorrenza che non ha pagato: la indeterminatezza delle regole sulla rappresentanza e la rappresentativita’, la confusione contrattuale data la molteplicita’ degli stessi, la non obbligatorita’ di un contratto di settore, la mancanza di certezze data dalla non ultrattivita’ contrattuale, il costante dumping contrattuale.
Allora dobbiamo abbandonare bandiere ideologiche, dobbiamo confrontarci su quello che deve essere il nostro obiettivo: trovare le soluzioni migliori alla tutela in concreto del lavoratore dipendente.
Anche per il sindacato vorremmo una fase costituente.
Il dibattito è aperto.

Caro Gerardo, per quello che mi riguarda stai sfondando una porta aperta. Leggo con piacere quanto da Te scritto, perché conoscendo la Tua preparazione in materia e sapendo quanto sei addentro del mondo sindacale, significa che si apre una nuova stagione con obbiettivi diversi da quelli fino ad oggi perseguiti. Rileggendo in chiave critica gli avvenimenti degli ultimi anni non possiamo essere orgogliosi di quello che è avvenuto: perdita per i lavoratori di potere di acquisto, diminuizione dei diritti, spaccatura tra le sigle sindacali, perdita di posti di lavoro, allungamento dell’età pensionabile, aumento dei giovani in cerca di lavoro e …. potrei continuare ancora. Certo una parte della colpa è stata della crisi economico-finanziaria, una parte dell’impreparazione della politica che non ha saputo affrontare l’emergenza del momento con la prontezza e le misure necessarie, ma una considerevole colpa è stata anche del mondo sindacale che, forse per interessi più politici che sindacali, è rimasta a guardare quello che succedeva senza capire che il mondo stava cambiando e che nulla sarebbe più stato come prima. Come scrissi qui http://www.infouil.it/2011/02/17/per-un-sindacato-nuovo/ c’era la necessità già da tempo di cambiamenti che avrebbero dovuto portare ad una visione del mondo ( del lavoro, ma anche politico ed economico) differente da quello visto fino ad allora. Nel mondo era avvenuto, con tempi più rapidi rispetto a quanto potesse essere prevedibile, un cambiamento chiamato globalizzazione, ma a causa della rapidità con cui questo era accaduto, ha colto molti di sorpresa. Certamente non il mondo delle lobby economico-finanziare e delle grandi multinazionali, che sono l’unico motere della globalizzazione. Qui è il problema: se chi è il motore del cambiamento è lasciato solo a scrivere le regole, le scriverà secondo i suoi interessi, che sicuramente non saranno a vantaggio dei lavoratori, anzi direi dei cittadini, perché il lavoratore verrà visto come un mezzo per raggiungere un profitto. Ho scritto un mezzo e non il mezzo: fino a qualche tempo fa il lavoratore era il mezzo, l’unico mezzo considerato utile al raggiungimento di un profitto, purtroppo oggi si raggiungono profitti anche maggiori senza la necessità del lavoratore. Basta investire in robotica o in campagne pubblicitarie, o trasferire la produzione in nazioni dove chi produce è trattato come gli schiavi di una volta ed il gioco è fatto………. Ed il sindacato non ha saputo riconoscere per tempo il pericolo di quello che stava avvenendo e l’unica cosa che è riuscito a fare è stato spaccarsi e perdere ancora di più coscienza delle contromisure da prendere. Arriviamo ad oggi, nulla avremmo concesso al precedente governo politico, vorrei che nulla venisse concesso all’attuale governo tecnico che è l’interfaccia e prestanome di quei poteri forti che hanno creato questo tipo di globalizzazione fondata sul profitto di pochi e sul sacrificio dei più.
Se vogliamo cambiare in meglio la nostra vita quotidiana, come scrissi qui http://www.infouil.it/2010/11/08/come-migliorare-la-nostra-vita%e2%80%a6/ dobbiamo essere pronti ad esercitare al meglio la nostra facoltà di scelta di metodo di vita, ragionando su cosa sia meglio per noi e per la nostra famiglia, su cosa sia meglio per i lavoratori, su cosa sia meglio per i cittadini, su cosa sia meglio e necessario per la società che vogliamo, dobbiamo reimparare ad essere soggetti attivi della società diminuendo al necesario la delega agli altri, ma soprattutto dobbiamo avere la coscienza che per conquistare questo dobbiamo essere veramente convinti di quello che vogliamo ed essere disposti a batterci per averlo. Questo cambiamento auspicato è possibile, se il sindacato si fa portavoce della volontà dei cittadini di cambiare, se ritrova unità e coraggio, se moltiplica lo sforzo di chi giornalmente si adopera per il bene comune, allora il sogno diverrà realtà. Mancano pochi metri al traguardo, la vittoria è alla portata di mano, manca l’ultimo sforzo, troviamo nei nostri cuori e nelle nostre anime quel pò di forza necessaria a vincere ed il mondo sarà migliore per tutti.
Leggo con attenzione cioè che, sia il buon Nazzareno, sia il buon Gerardo in sostanza stanno affermando. Anche io mi sento tradito nell’anima. I problemi dei lavoratori vengono da lontano e oggi,dopo anni di silenzioso strisciare, non possono essere più nascosti con bei slogan populistici e parate di zombie obbedienti avvolti nelle bandiere di sigla.
Le “governance” sindacali non hanno saputo rinunciare alle loro poltrone e, interessati solo a quelle, sono stati poco attenti al processo di deregolamentazione del sistema paese messo in atto.
Innamorati solo delle loro cariche, delle loro scorte, dei loro porta borsa e aggiungerei, dei rimborsi che percepiscono sti pensionati d’oro (che si riempiono la bocca con slogan tipo..”lavoro ai giovani..” ma loro non vogliono proprio contribuire …), straordinariamente disinteressati nell’assistere allo stillicidio del sistema dei contratti collettivi e del attacco a 360° perpetuato contro le strutture sindacali perchè totalmente concentrati a salvaguardare i loro poteri personali.
Tutti verdi, rossi e blu che ritengono di aver ragione e si inventano nuove cariche e strutture per esaltare il loro egocentrismo(che vogliamo copiare quei coglioni della lega con i ministeri distaccati..??? );che non vogliono trovare quel filo di unità sindacale a garanzia dei lavoratori pensando di avere in tasca una corsia preferenziale con questa classe politica di incompetenti che gli garantisca di più (loro…).
Nel fra tempo tutti i piccoli cloni di sacconi, quella indegna classe di dirigenti messi li per “amicizia” e per comprovata incapacità che negli uffici spadroneggia, sui posti di lavoro, prende a zoccolate nei coglioni le rappresentanze “territoriali” e tutti i lavoratori senza esclusioni di colpi.
Sento frasi come “fase costituente”, bravo mettiamo alla prova questi avidi dinosauri, confrontiamoci su processi tangibili e non teorie confuse e astratte che assicurano solo i soliti culi di marmo. Dobbiamo usare meglio la nostra facoltà di scelta (citazione di nazzareno..)pertanto,invito tutti quelli che ogni giorno ci mettono la faccia (e culo…)sul campo, a unirsi e incominciare questa fase costituente che deve avere come primo obbiettivo una sana e approfondita analisi di noi stessi e trovare il coraggio che serve per cambiare questa classe di dirigenti sindacali obsoleta egocentrica e narcisista. Hai ragione caro Brunozzi, siamo ad un passo dal traguardo e spero sinceramente che il primo traguardo da raggiungere sia, il riprenderci in mano la nostra vita lavorativa e tagliare l’ossigeno a sti parassiti che campano una vita agiata sulla nostre disgrazie garantendosi favoritismi firmando accordi di merda per poi gridare allo sciopero.
Bè, mi risulta davvero difficile non aggiungere qualcosa ai commenti precedenti… proprio oggi!
Già perchè ieri abbiamo vissuto una di quelle giornate cosiddette “storiche” per il pubblico impiego e tutti i pubblici servizi ad esso connessi, Enti compresi.
Ebbene, la ritrovata unità sindacale ha portato sì in piazza numerosi lavoratori ma… i numeri sono davvero modesti!
Sarà che lo strumento dello sciopero è oramai inflazionato e giustamente mal digerito da chi, in un momento economicamente difficile, ritiene che il proprio sacrificio non possa essere destinato soltanto ad appagare ed “esaltare l’egocentrismo” (citazione dal commento di Tiny) di coloro che poi salgono su un palco, continuano a dirci che, non ci stanno, che combatteranno, ma che… ci hanno già “fregato”!
E tutti lì.. a battere le mani agli oratori che, diciamocela tutta, tolte rare eccezioni, non sono proprio Cicerone!
Molti lasciano assai a desiderare anche da un punto di vista dialettico, retorico, lessicale, fonetico e, in qualche occasione, sfoggiano anche clamorosi “sfondoni” sintattico-grammaticali.Il tutto, senza essere più di tanto coinvolgenti!
Quando davanti si ha una folla di lavoratori incazzati, i ricordi di un tempo neanche tanto lontano, ci riportano a “condottieri” in grado, con il proprio intervento, di infiammare gli animi di quelle donne e quegli uomini!
Non parlo di istigazione allo scontro violento (per carità… ci mancano solo le botte fisiche ai lavoratori già abbastanza “debilitati”), ma almeno la soddisfazione di poter insultare e invocare la fine (politica, ovviamente) di coloro che hanno portato il paese a questo livello, il lavoratore la esige!
E vuole essere riconvocato in piazza per contare qualcosa! E non per tornarsene a casa (e il giorno seguente al lavoro.. se ancora ce l’ha), senza la certezza che il proprio “sacrificio” porti a qualche risultato. Anzi con la consapevolezza che, viste le ultime esperienze, tra uno sciopero e l’altro nulla cambierà, se non in peggio. Tanto l’Articolo 18 è sempre lì pronto, in agguato. E la la prossima volta sarà difficile coinvolgere nuovamente queste donne e questi uomini.
Ma per la fortuna dei “leader” ci sono ancora molti che, con caparbietà e “senso d’appartenenza”, sono sempre tutti lì.. a prendere freddo.. a vedere la sfilata di “segretari” di varia specialità (concordo anche su questo con Tiny,le strutture e le cariche fioccano, anche perchè il titolo è gratuito… ma ha tanto valore!) e dei loro “assistenti”, tutti in bella posa sul palco, accanto al capo che “arringa”.
Ma, discutibili o no, questi sono i leader che abbiamo. E probabilmente non è su loro che si deve far conto, loro hanno altri e più importanti compiti cui assolvere.. ad esempio gli attacchi all’Art. 18 (che, a mio parere, conviene a tutti lasciare così.. è un’arma di ricatto troppo valida contro i sindacati che si vedono “costretti” a scendere a compromessi e… torna buona per ogni stagione).
La vera unica speranza per i lavoratori è riposta su coloro che Tiny chiama “tutti quelli che ogni giorno ci mettono la faccia (e culo…)sul campo”.
Ma vedi, caro Tiny, purtroppo anche in quel mare non si naviga meglio..
Nel mio Ente siamo in 470, sono rappresentate tutte le sigle sindacali, ciascuna ha un proprio Direttivo composto da almeno 5 persone (quando non si arriva agli 11 della Uil)e sai in quanti abbiamo aderito allo sciopero? Una trentina…
Ora, a conti fatti, devo ritenere che neanche tutti coloro che si occupano di sindacato “attivo” abbiano partecipato! Brutto segnale. La perdita di fiducia nella lotta anche da parte dei più sindacalmente attivi.
Lo strumento dello sciopero può essere criticabile, bisognerà, a mio giudizio, analizzare bene se sia ancora lo strumento migliore di rivendicazione, ma fin quando ciò non cambia, sia pur non condiviso, quando viene indetto dalla sigla di appartenenza, va assolutamente utilizzato!
L’iscritto ha la facoltà di scegliere di volta in volta… ma per coerenza, chi sposa un progetto, non può esimersi dal compierne tutti i passaggi. Ovviamente a costo di maggiori sacrifici, rispetto agli altri lavoratori. Anche qui, in nome dell’ormai dimenticato valore della coerenza, i medesimi esempi che per primi chiediamo ai politici che ci rappresentano, quando agiscono in qualità di cittadini e contribuenti.
E, soprattutto, ricordo a tutti, che quando si è in contrattazione, lo strumento di rivendicazione più forte che di cui si dispone, è la minaccia di uno sciopero… ma se chi la chiede è il primo a non credere nello strumento, figuriamoci le “risate” di parte datoriale!
Insomma, concordo con tutte le critiche alle strutture. Anzi, direi addirittura che, così come sono, non mi piacciono affatto. Ma finchè di queste strutture si fa parte, è giusto sposarne anche le iniziative meno convincenti, altrimenti meglio cambiare aria.
E, forse, chi è poco “motivato” rispetto alla lotta da affrontare, o non comprende che ora è giunto il momento di lavorare solo ed esclusivamente per “gli altri” lavoratori, è bene che si faccia da parte. Prima che i lavoratori mettano da parte lui.
E forse sarebbe il caso di cominciare, visto che lamentiamo, da cittadini, la necessità di una nuova legge elettorale, da lavoratori potremmo fare lo stesso per le varie cariche (magari in quantità minore, elette direttamente dalla base e, possibilmente, senza “nomine dall’alto” nei ruoli intermedi o..superflui) dei vertici sindacali!
Ricordiamo che il sindacato è sempre stato e deve continuare ad essere dei Lavoratori! Altrimenti la “casta” la cresciamo in casa!
Sono d’accordo con quanto sopra scritto dal buon Domenico, salvo che su una cosa che ritengo fondamentale: “il sindacato è sempre stato e deve continuare ad essere dei lavoratori”. Io ritengo vero che il sindacato è sempre stato dei lavoratori, ma ora deve diventare dei cittadini; solo un sindacato che si occupi dei problemi di chi ha il lavoro, di chi non ce l’ha e di chi è in pensione o vorrebbe andarci, può sopravvivere e tornare ad essere prima utile e poi credibile. Sicuramente dobbiamo entrare nell’ordine di idee che nulla sarà più come prima, troppo tempo, infatti, abbiamo fatto passare prima di accorgerci dei cambiamenti che nel mondo stavano avvenendo. Chi se ne è accorto in tempo non è stato adeguatamente ascoltato, anche perché chi governava, ispirandoli quei cambiamenti, ha saputo ben giocare le proprie carte, per esempio facendo credere che se una cosa veniva tolta ai lavoratori, in cambio c’erano più soldi, in molti hanno abboccato ed ora ecco che ci dicono che non ci sono neanche i soldi, anzi ci sono solo più sacrifici. Ma quale sindacato si è veramente opposto quando le piccole aziende che sono il vero motore trainante dell’economia, delocalizzavano all’estero la produzione? Io mi ricordo di grandi battaglie solo per tre o quattro grandi aziende industriali, che tra l’altro hanno sempre usufruito di enormi aiuti da parte dello Stato, per il resto non ricordo grandi lotte sindacali per i commessi dei negozi o per i salariati agricoli o per i lavoratori delle aziende artigiane. Forse la colpa più grande di quello che è successo è proprio da parte sindacale, che non ha trattato tutti i lavoratori allo stesso modo, difendendone alcuni meglio di altri. Oggi ci troviamo a dover frettolosamente trovare soluzioni a problemi creati da un mondo economico-finanziario che ha messo al centro di tutto il profitto, possiamo vincere la sfida contro quel mondo solo se saremmo in grado di rispondere mettendo al primo posto la difesa dei diritti e il rispetto dei doveri di tutti. Dobbiamo costruire insieme una scala prioritaria dei valori in cui credono gli uomini e le donne siano essi disoccupati, lavoratori, studenti, pensionandi o pensionati ed anche commercianti, artigiani, contadini ed industriali, se riusciamo a capire tutti che nel mondo alcune persone stanno facendo miliardi solo con operazioni finanziarie il cui solo scopo è creare profitto per pochissimi individui e sacrifici e povertà per gli altri, allora avremmo la forza di far valere i principi di solidarietà reciproca, il rispetto dei diritti dei cittadini attraverso il controllo anche del rispetto dei doveri di ciascuno riuscendo a migliorare la qualità della vita di tutti.