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Primo importante segnale per le Casse Previdenziali Private, alle prese con il Decreto Legge 78, meglio noto come “Manovra Economica Straordinaria” quella, per intenderci, che mira al contenimento della spesa pubblica.
Enpam e Inarcassa, prossime al rinnovo dei nuovi Consigli di Amministrazione e Collegi Sindacali, potranno infatti gestire il numero degli eletti, secondo quanto dettato dai rispettivi Statuti, senza dover sottostare ai dettami espressi dalla “manovra” che limitava, rispettivamente a 5 e a 3, il numero dei componenti.
E’ ciò che risulta da una serie di lettere tra il Ministro del Lavoro Sacconi e quello dell’Economia e Finanze Tremonti, il quale si esprimerà definitivamente solo martedì quando, cioè, almeno le elezioni dell’Enpam saranno già state ultimate.
Ad ogni buon conto, questi Enti hanno ricevuto una lettera “liberatoria” da parte del Segretario Generale del Ministero del Lavoro Vergaro che esclude, da quanto dettato dall’articolo 6 del D.L. 78, le Casse Previdenziali Private, in virtù della natura economica delle stesse.
In pratica è stato affermato, per la prima volta ufficialmente, il principio secondo cui gli Enti del 509, pur se inseriti nell’ormai “famigerato” elenco Istat che determina chi è interessato alle nuove norme di contenimento della spesa pubblica, di fatto non contribuiscono a formare il bilancio dello Stato, in quanto non ricevono alcun tipo di sostegno economico.
A questo punto non si può che essere fiduciosi, rispetto alla totale esclusione delle Casse da tutta la Manovra. Intanto il principio della natura privata di questi Enti è facilmente estensibile anche agli articoli 8 e 9 che riguardano rispettivamente “Razionalizzazione e risparmi di spesa della Pubblica Amministrazione” (ovvero, tra le altre, la gestione del patrimonio immobiliare che, come noto, sta molto a cuore agli amministratori delle Casse) e il “Contenimento delle spese in materia di Pubblico Impiego” (in “soldoni”, il blocco dei rinnovi contrattuali per il personale).
Mentre l’articolo 6 lasciava ampio spazio all’interpretazione rispetto al “campo di applicazione”, l’articolo 8, nella stesura del D.L., parla esplicitamente di “Enti pubblici e privati che gestiscono forme obbligatorie di assistenza e previdenza”. Ed è questo, a nostro giudizio, l’ostacolo più arduo da superare per l’esclusione definitiva delle Casse dal D.L..
Ma i segnali di forza politica messi in campo dalle Amministrazioni in questi giorni, fanno pensare ad un emendamento che possa variare tale dicitura, con l’appoggio trasversale dei tanti parlamentari liberi professionisti.
Una volta risolto favorevolmente anche il problema dell’articolo 8, ci si augura che sia profuso lo stesso impegno per “liberare” anche i dipendenti delle Casse da questo decreto che penalizza contratti e salario.
Fermo restando che una riflessione seria, attraverso un confronto con le parti sociali, rispetto agli effetti derivanti dal riconoscimento dell’assoluta natura privata delle Casse e della ricaduta che questa potrebbe avere su alcuni istituti conservati invece dai lavoratori dello Stato, va assolutamente fatta.

